Seleziona una pagina

Cuore robotico che non smette mai di funzionare, direttamente da Harvard

Gen 19, 2017

Autore: Raffaele Brilli

Il cuore, insieme al cervello, è l’organo che sta costantemente al centro della ricerca biomedica, per le sue essenziali, bensì difficili da gestire, dinamiche di controllo della vita. Ebbene l’avanzare delle tecnologie robotiche hanno finalmente iniziato ad aprire una strada verso questi irreprensibili segreti, proiettando un orizzonte in cui il cuore possa esser salvaguardato dal nostro ingegno tecnico. Dobbiamo quest’opera ad un team di ricerca della Harvard University, che ha messo alla luce il primo cuore robotico completamente compatibile con l’organismo dei mammiferi.

 

Il cuore robotico che non smette mai di funzionare

 

Il lavoro è stato pubblicato questa settimana nel Science Translational Medicine, che mostra sia i preconcetti teorici che i risultati sperimentali ottenuti con un campione di suini. Dietro lo studio troviamo tre figure chiave: il dottor Conor Walsh della Harvard Biodesign Lab, la sua assistente Ellen Roche ed il chirurgo Frank Pigula della Boston Children’s Hospital. Queste menti hanno ipotizzato gli eccezionali benefici che si sarebbero potuti acquisire con una macchina in grado di corroborare l’attività del cuore di un paziente a rischio di collasso cardiaco che non sia direttamente a contatto con il sangue. Simile dispositivo può essere ottenuto attraverso macchinari di “robotica morbida“, ovvero strumenti robotici costituiti da tessuti artificiali flessibili che possano aderire alle superfici su cui li si posiziona.

 

cuore-robotico-harvard

Ellen Roche al lavoro sul design del progetto.

 

Nel giro di tre anni gli scienziati sono arrivati a produrre una versione completamente funzionante del progetto. Una membrana cilindrica di materiale elastico e leggero, costituita da silicone spesso meno di un millimetro, che può avvolgere l’intero cuore di un mammifero regolandone il flusso sanguigno. Il cuore robotico è stato messo alla prova in un test su dei suini: a questi veniva sommistrato un farmaco che ne rallentava pericolosamente la pressione cardiaca e, con successo, la macchina è sempre riuscita a riportare la circolazione ad un livello di equilibrio evitando qualunque tipo di danno.

“Anche se le condizioni mediche del paziente dovessero cambiare, si può comunque modificare il livello di assistenza provvista”, afferma Roche, elogiando le qualità dinamiche date dalla tecnologia morbida impiegata nella sua creazione. Un’invenzione che può dare un futuro molto più brillante alle tantissime persone affette da malattie cardiache che, ricordiamo, sono la causa principale di morte in buona parte del mondo.

Fonte: Science Translational Medicine