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Intelligenza artificiale naviga sul web per migliorare le sue capacità

Nov 13, 2016

Autore: Raffaele Brilli

Di fronte ad un problema che non siamo in grado di risolvere, la maggior parte di noi ormai ricorre istintivamente ad internet per ricavare le informazioni a noi necessarie per svolgerlo. Ed è questo che un ambizioso progetto di un team di ricerca del MIT si propone di insegnare alle macchine. Attraverso una complessa ricerca sul machine learning l’intelligenza artificiale naviga sul web al fine di ottenere informazioni utili sulle mansioni che è stata programmata per eseguire.

 

Come un essere umano l’intelligenza artificiale naviga sul web per reperire dati

 

Nell’ultima settimana alla Association for Computational Linguistics’ Conference on Empirical Methods on Natural Language Processing un gruppo di ricercatori in Computer Science and Artificial Intelligence ha vinto il premio come miglior paper per l’approccio presentato sul tema dell’estrazione di informazioni. La capacità di analizzare autonomamente archivi di dati è ciò su cui si poggia l’intero meccanismo dell’apprendimento automatico, che trova le sue applicazioni nei più disparati settori, dall’analisi dei social network al comportamento indipendente dei dispositivi robotici.

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Il machine learning è ciò che consente ai maggiori social network di offrire contenuti specifici per l’utente come le ben note funzioni “amici suggeriti”.

La maggior parte dei sistemi di machine learning attualmente in opera si basano sulla ricerca tra i dati di pattern in prima istanza indicati alla macchina dal programmatore. Questa ricerca è però limitata esclusivamente al compendio di dati fornito dagli sviluppatori. I ricercatori del MIT puntano con la loro idea a valicare questa barriera. “Quando stai leggendo un articolo che non comprendi, andrai sul web e ne cercherai un altro che sei in grado di capire“, afferma Regina Barzilay, prima autrice del paper, descrivendo come l’essere umano generalmente riesce a superare i propri vincoli conoscitivi attraverso l’utilizzo di internet. Ed è proprio questa la tecnica che i ricercatori hanno tentato di “insegnare” ai software.

 

I primi risultati

 

Il progetto ha mostrato delle ottime potenzialità, dimostrando che i programmi che implementano questa tecnologia riescono ad eseguire dei task specifici con una efficienza del 10% superiore rispetto a quelli che non ne usufruiscono. È chiaro come una simile metodica possa comportare non soltanto una velocizzazione dei processi di estrazione dati, ma possa conferire alle macchine una vasta gamma di possibilità per loro finora inaccessibili. Perciò non possiamo che aspettare le prime applicazioni concrete di questo promettente approccio.

Fonte: MIT